Dobbiamo riconoscere l'uguaglianza attraverso la diversità | Una conversazione con Camilla Caselli

Nel terzo laboratorio del progetto We-Frame, intitolato «Uguaglianza e corpo», abbiamo cercato di capire in che modo la nostra presenza fisica definisce il nostro posto nella società. I contesti giuridici e sociali plasmano la percezione e la realtà fisica, offrendo spunti di riflessione sull’intersezione tra fisicità e diritti fondamentali.

In questa intervista abbiamo parlato con Camilla Caselli, dottoranda in Filosofia del Diritto presso l’Università degli Studi di Milano e l’Università Carlo III di Madrid. È stata una delle relatrici del terzo laboratorio della serie.

Vorrei fare qualche domanda sul seminario di oggi. Potresti descrivere cosa abbiamo fatto e spiegarmi perché è importante?

Credo che il seminario di oggi sia importante perché ci permette di mettere in relazione temi che sono, per così dire, molto “pop” (come l’abbigliamento, la nostra rappresentazione attraverso la moda e i marchi) con ciò che significa per noi appartenere a una determinata identità. Esplora cosa significhi per noi scegliere di riconoscerci in un gruppo, come immaginiamo la nostra esperienza esterna e come questa possa riflettere la nostra interiorità.

Secondo te, qual è la sfida più grande che la società e il diritto devono affrontare oggi in materia di tutela dell'integrità fisica delle persone?

Credo che in questo momento sia importante riconoscere l'uguaglianza attraverso la diversità. Ciò significa non appiattire le identità dei singoli individui o di chi appartiene a determinati gruppi. Dovremmo invece valorizzare (da una prospettiva più femminista, queer e intersezionale) ciò che significa essere se stessi, senza perdere di vista la dimensione delle pari opportunità e dell'accesso allo spazio pubblico che l'uguaglianza ci garantisce.

Visto che hai menzionato l'intersezionalità, in che modo l'intersezione tra il nostro aspetto fisico e i nostri diritti fondamentali influisce sulla nostra vita all'interno della società?

Credo sia importante riconoscere che l'intersezionalità non è solo un'intersezione di elementi caratteristici, ma anche un'intersezione di lotte. Dietro certe caratteristiche si celano battaglie collettive che danno vita a tutta una serie di soggettività solitamente invisibili al grande pubblico. La sfida per la società, in una prospettiva intersezionale, è quella di accogliere queste battaglie e valorizzarle.

Ritieni che ci sia ancora molta strada da fare per raggiungere questo livello di uguaglianza? Come vedi il futuro e quali misure dovrebbero essere adottate per raggiungere tale obiettivo?

Credo che il percorso, piuttosto che essere lungo, possa essere molto frammentato, e che ci possano essere molti modi per raggiungere l'obiettivo. Questi metodi sono già stati messi alla prova e consolidati da numerosi collettivi, gruppi e associazioni che lavorano per rendere visibile l'invisibile. In realtà, basterebbe semplicemente ascoltare e imparare queste pratiche, per poi metterle in comune il più possibile.

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