Quinto laboratorio | Sono state individuate le principali disuguaglianze, ma la strada verso la riforma è ancora lunga

Le sessioni conclusive dei laboratori WE Frame si sono tenute il 6 e 7 maggio 2026 a Ferrara, presentando i risultati di mesi di ricerca e attività di laboratorio. Il progetto ha avviato la fase di progettazione nel giugno 2024 e si basa su una metodologia bottom-up. Questo approccio considera i partecipanti e gli stakeholder come i “principali esperti” piuttosto che come soggetti su cui condurre esperimenti. Come ha sottolineato Cinzia Bracci, questo modello è stato concepito per rispondere alle reali esigenze della regione ed essere applicabile in altri paesi europei.

Il programma di workshop è stato organizzato dai partner del progetto WE Frame — CDS, la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Ferrara, Traces&Dreams e Officine Europa — nell’ambito del progetto.

Silvia Pellino del CDS ha spiegato che sono stati raccolti 1.467 post-it da 150 partecipanti nel corso dei quattro laboratori principali. Durante la fase di progettazione del progetto europeo, ci è stato chiesto di proporre strumenti innovativi e replicabili. Per questo motivo, il gruppo di lavoro del CDS ha ideato C.A.M.P.O., un quadro di mappatura cognitiva ispirato alla matrice SWOT.

Il termine italiano «campo» indica contemporaneamente un campo di battaglia, un campo da semina, un campo sociale (nel senso bourdieusiano di spazio strutturato di posizioni e relazioni di potere) e un campo visivo (ciò che si vede dipende dalla posizione in cui ci si trova).

Lo strumento C.A.M.P.O. ci ha permesso di analizzare la situazione insieme alle parti interessate attraverso le seguenti cinque prospettive:

  • C – Risultati/trionfi: per riconoscere le tappe fondamentali raggiunte in ambito giuridico (molte delle quali sono il risultato di direttive europee).
  • A – Assenze/Lacune: Individuare le lacune normative.
  • M – Possibili cambiamenti: individuare le leve per un cambiamento concreto e positivo.
  • P – Prospettiva: definire una visione per il futuro.
  • O – Ostacoli: individuare le resistenze.

Queste idee sono state discusse nell'ambito di quattro gruppi di lavoro specializzati: «Diritti», «Comunicazione», «Relazioni intergenerazionali» e «Intersezioni».

Ad esempio, dalla presentazione dei risultati da parte del gruppo per i diritti è emerso che, contrariamente a quanto si crede comunemente, le giovani generazioni (sotto i 35 anni) non danno per scontati i propri diritti.

Particolarmente significativa è stata l’osservazione di un giovane partecipante: «La questione non deriva dall’indifferenza, ma indica piuttosto che la memoria deve essere preservata e tramandata». Mentre le generazioni più anziane considerano i diritti come conquiste storiche che un tempo non esistevano, i giovani li percepiscono come fragili e costantemente minacciati.

Inoltre, la precarietà è stata individuata come uno dei fattori all'origine di questo divario. È stato sostenuto che i giovani non considerano i propri diritti come un dato di fatto, poiché l'instabilità lavorativa e la migrazione interna spesso impediscono loro di esercitarli. Il diritto di voto, ad esempio, è diventato di fatto inaccessibile a molti giovani poiché vivono lontano dal loro luogo di residenza ufficiale.

Quali argomenti sono stati trattati nei workshop?
  1. La differenza
    Questa sezione ha affrontato il paradosso di come l'universalità dei diritti possa conciliarsi con il riconoscimento delle differenze senza che queste ultime diventino fonte di discriminazione.
  2. Potere
    Le discussioni tenutesi in questa sede riflettevano una prospettiva analitica più radicale. Emerse una forte consapevolezza del legame esistente tra potere politico e potere economico-finanziario, e di come tale legame contribuisca a perpetuare le disuguaglianze. Anche questioni attuali quali la pace e l’opposizione alla militarizzazione furono identificate come ostacoli principali all’uguaglianza.
  3. Il corpo
    Questo workshop si è concentrato sull'esperienza vissuta e materiale del corpo. Le discussioni hanno riguardato il corpo negli spazi pubblici, il corpo nel contesto del mercato e il corpo come forma di cura. La parola chiave in questo contesto era «libertà». Le generazioni più anziane hanno posto maggiore enfasi sui diritti riproduttivi, come l'aborto, mentre le generazioni più giovani hanno definito la libertà attraverso la «libertà di espressione» e l'«essere se stessi in modo autentico».
  4. Vulnerabilità
    In questo workshop, la vulnerabilità non è stata definita come una caratteristica individuale o culturale, bensì come il risultato di strutture politiche ed economiche che compromettono la nostra capacità di prenderci cura degli altri. Tra i temi chiave trattati in questa sezione figuravano l’«ascolto» e l’«assenza di istituzioni intermediarie».

Al termine della sessione, anche la veterana femminista italiana Paola Castagnotto, attingendo alla sua esperienza decennale nell’insegnamento, ha criticato il declino del valore educativo delle scuole. Ha affermato che le scuole sono passate dall’essere luoghi di crescita intellettuale a diventare «sistemi di sostegno sociale» il cui obiettivo primario è semplicemente quello di mantenere le statistiche relative al tasso di promozione per assicurarsi i finanziamenti. Ha inoltre sostenuto che gli adulti non dovrebbero imporre modelli di attivismo obsoleti alle giovani generazioni, ma creare invece spazi per un “ascolto relazionale”, poiché i ventenni di oggi vivono in un mondo completamente diverso e imprevedibile.

Monica Cesari ha inoltre sottolineato l'importanza di tornare agli spazi pubblici fisici, come le piazze cittadine, sostenendo che la comunicazione virtuale spesso non porta ad azioni concrete. Ha confermato che tutti i risultati del progetto sono destinati alla pubblicazione, non solo come relazioni amministrative, ma come strumenti dinamici per futuri progetti di base e per rafforzare i legami sociali intergenerazionali.

Secondo giorno: Approfondimento tematico su uguaglianza, potere, corpo e vulnerabilità

Il secondo giorno (7 maggio), i partecipanti hanno approfondito il concetto di uguaglianza attraverso i temi del potere, del corpo, della differenza e della vulnerabilità. Annalisa Ferrari, del Centro di Studi Socio-Economici, ha affermato: «In questo workshop abbiamo avuto l’opportunità di riconsiderare una delle idee discriminatorie più radicate nell’umanità: la convinzione che la disuguaglianza sia inevitabile e naturale. Un altro tema emerso durante il workshop è stato quello dell’‘intersezionalità’, ovvero l’intreccio di identità, etnia, genere, età e capacità fisiche. Questi fattori si combinano per produrre forme di discriminazione che non sempre sono riconosciute dai quadri giuridici tradizionali».

Per quanto riguarda le «differenze», Giuliana Giusti, docente presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia, ha sottolineato l’importanza di rendere «visibili» le donne nella lingua italiana. Ha sostenuto che l’uso di titoli maschili per le donne che ricoprono posizioni di rilievo deriva da pregiudizi culturali e stereotipi storici.

Giusti ha criticato il modello del «maschio bianco» come standard dominante nella cultura, così come nelle interpretazioni scientifiche e archeologiche. Ha affermato che il linguaggio dovrebbe riflettere onestà e contenuti etici. Ha aggiunto che, mentre l’uso delle forme femminili per i titoli professionali (come “la presidente”) contribuisce a rafforzare lo status sociale delle donne, insistere sui titoli maschili per i ruoli di leadership al solo scopo di conferire loro maggiore legittimità costituisce una forma di esclusione nella comunicazione e una negazione dell’identità femminile all’interno dei sistemi di potere.

Per quanto riguarda il concetto di corpo, Gabriele Gamberi (Fondazione ASPHI ETS) ha messo in discussione la prospettiva medica tradizionale, secondo la quale la disabilità era considerata esclusivamente una menomazione fisica. Egli ha invece sostenuto che la disabilità deriva dall’interazione tra un determinato corpo e un ambiente non adeguato.

Nel corso del dibattito, l’arcivescovo Gian Carlo Perego ha messo in luce le contraddizioni nel percorso dell’Italia verso i diritti civili. Ha osservato che una società che un tempo ha smantellato gli istituti psichiatrici sta ora erigendo muri ai propri confini, lasciando i migranti in una situazione di isolamento e vulnerabilità.

Tra gli altri relatori che hanno partecipato alle tavole rotonde figuravano Simone Angelucci (Università di Ferrara), Daniela Oliva (Istituto di Ricerca Sociale), Sara Boicelli (Università di Palermo), Luca Aguiari (Università di Ferrara), Camilla Caselli (Università degli Studi di Milano), Orsetta Giolo (Università di Ferrara) e Maria Giulia Bernardini (Università di Ferrara).

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